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Un racconto scanzonato e informale sulla gita in cote d’or

Un racconto scanzonato e informale sulla gita in cote d’or

Presentation

Just a short introduction in English here to say a few words about this blog post. The guest blogger here this time is Nadia Padrin, my friend and a fellow sommelier Fisar. She went with the delegation Fisar Firenze on a wine tour to Bourgogne a month ago and, as you will soon be able to read, they had a grand time and visited a lot of very interesting wineries in cote d’or. Would any of you want a translation in English I can provide one for you. Anyway, I hope you enjoy this blog post and get a longing feeling about all the wonderful wine they tasted. Have fun!

Prima della Borgogna

Mentre facevo l’assistente ad un corso di secondo livello, il relatore sulla Borgogna, Luca Canapicchi, esordì dicendo: se siete veramente appassionati di vino e volete diventare sommelier, DOVETE un giorno andare in Borgogna. E pochi mesi dopo, in effetti, la Fisar di Firenze crea l’evento: la prima gita “fuori porta” della delegazione non poteva non essere la Borgogna. Posti limitati, c’era scritto, e infatti dopo un paio di giorni erano già tutti bruciati. Ricordo che eravamo lì, fuori da un convivio, un po’ alterati dagli ottimi vini tracan…hem…degustati, che cercavamo di iscriverci velocemente mentre lampeggiava un allarmante: posti rimasti: 2 (manco booking.com).

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Partenza…

In una radiosa mattinata di fine maggio il nostro pulmino di appena venti posti è pronto. Un paio di defezioni per intossicazione da sushi, una sveglia che suona un’ora dopo, ma nulla di grave. Si dormicchia sul pullman, si parla di vino, di calcio, di vino e di calcio nell’area maschile, di politica, eventi, yoga, esoterismo viaggi, concerti ecc… in quella femminile. In Francia ci accoglie il centralissimo hotel a Beaune, amena cittadina nel cuore della Borgogna e anche prima tappa del nostro wine tour che inizierà il mattino presto del giorno seguente.

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Primo giorno

Domaine Emmanuel Giboulot

Veniamo accolti dal verace Emmanuel in persona, con tanto di forcone alla mano che su di lui sembra quasi un tridente (la quota rosa l’ha soprannominato “le beau vigneron”). Fervido credente nell’agricoltura biodinamica (nel 2013 ha preso una multa di 1000€ per essersi rifiutato di trattare le sue vigne con un prodotto contro la flavescenza dorata, dicendo che il prodotto, pur se autorizzato dall’agricoltura bio, avrebbe distrutto anche la fauna ausiliaria, da lui ritenuta necessaria per regolare l’eco sistema dei suoi vigneti), ci racconta che per lui meno si interviene sul vino meglio è, che è poi un concetto spesso ribadito anche dagli altri viticoltori che abbiamo visitato. La sua cantina sembra dare giusta dimora all’amata “fauna ausiliaria”, vista la cospicua presenza di muffe e ragnatele. Gli assaggi sono quasi tutti da botte: un po’ difficile per chi non è nel settore stabilire come si evolverà un tal vino (alcuni non avevano nemmeno terminato la malolattica). Da bottiglia invece un interessante La Combe d’Eve e La Pucelle Rully.

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Note di degustazione

Frutto sottile ed elegante per l’En Gregoire 2013 con un’integrazione ancora da riuscire. Esplosione di frutto al primo impatto con l’assaggio della Combe D’Eva 2013 al quale segue una sensazione floreale delicata e una mineralità molto elegante

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Domaine Naudin Ferrand a Magny les Villers

Accolti da Claire, la figlia di Henry, che ha ripreso l’azienda paterna, assistiamo ad un’interessante degustazione comparativa tra vitigni, denominazioni, metodologie (produce anche vini senza anidride solforosa)… Degno di nota il loro Echézeux Grand Cru.

Note di degustazione

Semplice e sottile, ottime per un’aperitivo l’Aligotè 2013, molto più complesso ance se non pulitissimo la versione senza solfiti. Interessante l’haute-cote Beaune 2011 bianco, abbastanza equilibrato nonostatnte la spiccata acidità, più succoso con sensazioni burrose haute-cote Nuits 2011 bianco. L’assaggio dell’annata 2007 di quest’ultimo vino rivela una bella integrazione del legno e una sapidità che rimane. Balsamico e complesso, ache se un po’ scomposto l’haute-cote Beaune 2013 pinot noir, più ferroso l’haute-cote Nuits 2013 pinot noir. Decisamente più cruda la versione senza solfiti. Profondo e speziato il Cote de Nuits 2013 con un legno non invasivo. Note di legno più marcate per il La Doix 1er cru 2013 che si presenta con un frutto molto polposo. Elegante e già disteso il Cote de Nuits 2010. Interessante e beverino il Cremant de Bourgogne.

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Louis Chenu Pere et Filles a Savigny les Beaune

Calorosa accoglienza da parte di Juliette e Caroline, le “filles” che ci raccontano un pò dei loro vini. La degustazione ci piace, ma siamo tutti concordi nel dire che i vini hanno ancora un ampio margine di invecchiamento e loro ci spiegano come, in presenza di annate difficili, la scarsa produzione obblighi a vendere vini troppo giovani, che possono deludere il mercato. Per farci felici stappano un eccellente Savigny 1er Cru Aux Clous 2007.

Note di degustazione

Affilato come una lama di rasoio il Savigny le Beaune 2013 bianco, chardonnay e pinot bianco molto elegante che si concedera al suo meglio fra diversi anni. Caldo e sapido con un frutto molto maturo il Les Laviers 1er Cru 2012 rosso, più complesso con tannini più decisi il Hauts Jarrons 1er cru 2012, molto più equilibrato nella versione 2011. Frutta matura anche per l’Aux Clous 1er cru 2011 che sorprende nel finale con un’elegante sensazione affumicata. Un ultimo assaggio dell’annata 2007 di questo vino si mostra un’intrigante evoluzione speziata.

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Domaine Charles Allexant & Fils a Merceuil

Si presenta come l’enologo, il gentile anfitrione che ci fa visitare la cantina e ci guida alla degustazione di questo “domaine”. Fa un pò strano che abbia un foglietto da cui legge le fasi della vinificazione e sembra confuso quando il nostro delegato chiede quante bottiglie in media producano per anno, ma la degustazione è interessante perché i vigneti di questa azienda sono sparpagliati un po’ in tutte le denominazioni della Cote d’or, per cui la carrellata è veramente ampia. Volnay, Pommard, Vosne-Romanée… per citarne alcuni. A differenza di altre cantine lavora anche con botti grandi, per non cedere troppo il sentore del legno.

La luce del tramonto ci accompagna nel rientro, con tappa obbligata a Montrachet per le foto accanto alla colonnina (giusto per essere originali).

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Note di degustazione

Fruttato e di immediata godibilità il Cote Challonaise bianco Rully Les Cailloux 2013, necessita invece di attesa il Puligny Montrachet “Les Meix” 2013, fine e minerale. Frutto non molto elegante e sottilino il Santenay 2013 rosso, speziato ma altrettanto spreciso lo Chorey Les Beaune “Les Beaunonts” VV 2012 che necessita di ulteriore affinamento. Non chiude perfettamente con una nota di legno disarmonica il Vosne-Romanée 2012, soffice e delicato al naso il Beaune Les Bressandes 1er cru 2011 che però risulta più banale in bocca. Più equilibrato e pronto con sentori di sottobosco ed ematico il Beaune Les Greves 1er cru 2009. Non convince a pieno il Cremant de Bourgogne.

Secondo giorno

Domaine Rion

Passeggiata tra i vigneti con doverosa visita alla Romanée Conti che abbiamo dovuto contenderci con i vari asiatici in fila per la foto. Un piccolo regalo: il cavallo Mickey stava adempiendo la sua quieta aratura, altrimenti svolta dai trattorini “a scavalcamento”. Ottimi vini in degustazione. La cosa più importante che mi ha colpito è stata che tutto: dalla fermentazione, all’invecchiamento, tutto avviene in barriques nuove francesi. E questi vini legnosi? Zero. Nessun sentore, se non un leggerissimo tostato. Questo è possibile solamente se il vino ha una struttura tale da prevalere sul sentore di legno. Degni di nota: Vosne-Romanée 1er cru Les Chaumes. Clos de Vougeot Grand Cru, Nuits Saint Georges Les Lavières.

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Note di degustazione

Mersault “Sous la Velle” 2013 officinale ed elegante con discreta persistenza. Bourgogne “Las Croix Blanche” 2013, sottile ma non banale per un Borgogna Base con tannino interessante. Il capolavoro dell’azienda lo troviamo sul Vosne Romanee Les Chaumes 1er Cru 2013, estremamente elegante ed austero si concede in gioventù con un sorso lungo succoso e appagante. Più di difficile interpretazione il Nuits Daint Georges “Las Lavierus” 2008, con terziari ancora da integrare. Nervoso ancora il Clos de Vougeaot Grand Cru 2012 con un frutto ancora molto fresco e note balsamiche con un potenziale ancora tutto da esprimere.

Domaine Thierry Mortet a Gevrey Chambertin

Sembra sorpreso, Thierry, che avessimo scelto proprio lui; dimostra una certa diffidenza all’inizio, facendoci degustare vini, anche loro, assai diffidenti. Solamente dopo aver registrato che eravamo un gruppo di sommeliers ha cominciato a lasciarsi andare, e con lui, i suoi vini in degustazione. Piccola chicca a fine degustazione: Gevrey Chambertin 2002.

Note di degustazione

Molto fresco e succoso il Bourgogne “Les Chames Daix” 2013 anche se sbanda un po’. Frutto interessante e molto frescoper  il Gevrey Chambertin 2013, con una beva ricca e persistente. L’annata 2012 è più distesa con un tannino molto muscoloso senza perdere eleganza. Bellissimo e non banale il Gevrey Chambertin 2012 “Vigne Belle” con un finale di spezie dolci. Se non pronto molto gobibile il Gevrey Chambertin 2011, mentre un assaggio dell’annata 2002, terrosa ed ematica ci fa capire il potenziale dei vini di Thierry mai banali e mai scontati. Leggermente ridotto ma poi molto elegante in bocca lo Chambolle Musigny 2012, sentori animali ma di grande spessore e sapidità lo Chambolle Musigny  les Beaux Bruns 1er cru 2012.

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Jean Michel Guillon et Fils a Gevrey Chambertin

Anche qui un personaggio: cantina allestita con candele rosse ovunque, atmosfera dark, lui, Jean Michel in persona, ribadisce come in pochi riescano a produrre a rivendere tutto lo stesso anno e che lui è uno dei pochi. Non si spiega ancora come abbia potuto ammetterci alla sua corte, se non, forse, per il fatto che siamo sommelier, altrimenti, comunque, non avremmo passato la scrupolosa selezione. Il lavoro, lui, lo fa tutto in vigna e il vino poi si fa da solo. Barriques nuove, anche qui. Ci racconta che va addirittura a scegliersi l’albero da cui il mastro bottaio ricaverà le barriques. Buono il “I Cru Les Champonets”.

Note di degustazione

Molto preciso Gevrey Chambertin 2013 con legno ancora evidente, più complesso e balsamico con ricchezza di frutto lo Gevrey Chambertin 2013 VV. Ancor più profondo e speziato lo Gevrey Chambertin “Les Champaux” 1er cru 2013, ancora nervoso e non domato dal legno. Suntuoso con frutto intenso e smaltato il Mazis Chambertin Grand Cru 2013, lunghissimo e persistente.

Cena di gala

Cena di gala finale ad un ottimo ristorante, dove il nostro delegato ha allargato i cordoni della borsa, anzi, li ha proprio tolti, e ci ha permesso di degustare preziosi vini che ben accompagnavano les escargots , il magret de canard e il puzzolentissimo formaggio époisses (ma che buono). Consueta passeggiata serale alla bellissima cattedrale di Notre Dame de Beaunes.

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Nel viaggio di ritorno, con il bus che, al suo cuore, ospitava un prezioso “caveau” zeppo di vini, si parlava solo della prossima gita: la Champagne (e scusate se è poco).

Si ringraziano:
Marco Romanelli per l’organizzazione (e la battuta sull’agenzia immobiliare vicina alla cattedrale di Beaune)
Giovanni d’Alessandro per la sua conoscenza e, soprattutto, il suo amore per questa fantastica regione, che ci ha trasmesso appieno.
La Fisar Firenze, nella figura del nostro prezioso delegato, Lorenzo Sieni, e di tutti i suoi collaboratori, per aver permesso tutto ciò.

Written by Nadia Padrin, tasting notes by Lorenzo Sieni and photos by Caterina Tiurina.

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Katarina Andersson

Seen often at wine events streaming live, Katarina is a wine writer, wine educator, social media strategist, and translator. She is the founder of WinesOfItaly LiveStream. She has been a guest at The Cellar, hosted by Richard Glover, at Wine Two Five, a podcast hosted by Stephanie Davis and Valerie Caruso, and at the Twitter chat #WiningHourChat founded by Li Valentine.

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